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Pequod Monstercross By MondoCycles

Per la prima metà di dicembre era prevista una perturbazione nevosa. Il tempo era freddo, il cielo grigio, l’inverno sembrava girare verso una lunga stagione ostile e poco consona ai giri in bicicletta.

All’inizio della settimana incriminata tuttavia le previsioni del tempo presentavano un elemento che mi stuzzicava l’immaginazione. Sembrava che dovessero venire due giorni di neve, seguiti da due giorni di sole. Questa combinazione mi ha acceso le fantasie sulle montagne dell’Appennino bolognese e modenese, che mi piacciono moltissimo. In aggiunta, era la settimana in cui la luna diventava piena: un insieme di fattori che rendeva irresistibile il richiamo delle vette.

In inverno tuttavia non è facile raggiungere la cima delle montagne, almeno non nel corso di un giorno solo come volevo fare io, senza investire tempo e soldi in un alloggio.

Le ore di luce sono poche, e nelle ore del mattino o a partire dal pomeriggio, l’ombra si può coalizzare con l’acqua e la neve per terra per trasformare le strade in un’insidia pericolosa. Ovviamente sempre che uno non possieda dei mezzi speciali, come è il mio caso. Ma quello che non può fare un mezzo ordinario come il mio Ducato, può farlo la combinazione del Ducato con una bici speciale: e così ho deciso che era ora di provare una delle tante bici che affollano il panorama del “fuoristrada”.

In mancanza di un’idea precisa in merito sono andata a trovare Dario di Mondo Cicli, un amico dai tempi in cui imparavo e poi insegnavo la cicloriparazione con l’associazione L’Altra Babele. Sapevo di trovarlo ferrato sull’argomento, e speravo di trovare un mezzo da noleggiare per avventurarmi sulla neve, su un sentiero di montagna o comunque su un fondo reso infido.

Detto e fatto, Dario aveva in negozio una Peqod pronta per il noleggio. Delle belle ruote da 29” e larghe 4 o 5 centimetri, con una tassellatura ben distribuita e non esagerata. La geometria e i rapporti di trasmissione vengono dal mondo della Mountain Bike, ma non ci sono ammortizzatori e c’è un assetto in sella più efficiente e aerodinamico. Il tipo di manubrio viene dal Gravel e dal ciclocross, con una piega larga e più aperta, che offre un eccellente compromesso tra il comfort e la sicurezza di guida con l’efficienza e la capacità di propulsione. In aggiunta all’eleganza del disegno, la Pequod è montata con componenti e materiali di grande qualità. I tubi sono di famoso acciaio e fattura Columbus, le ruote leggere e bilanciate, il cambio Sram preciso e potente.

Nonostante la mia scarsa esperienza nel mondo delle bici da fuoristrada, il primo test ride sotto casa per regolare l’altezza della sella e imparare a usare i comandi del cambio mi ha conquistato all’istante: la bici era magnificamente scorrevole ed efficiente, e insieme mi dava una sicurezza estrema rispetto alle possibili insidie del fondo, comodità a salire e scendere da marciapiedi, padronanza totale in curva.

Quella sera l’ho usata per un primo giro serio, una notturna sui colli bolognesi per vedere la luna piena. Anche in salita si è dimostrata una valida alleata, e la tassellatura delle ruote non si è quasi sentita sull’asfalto; per contro, lo spessore delle ruote è stato ottimo per evitare guai derivanti dalla scarsa visibilità del fondo stradale dove potevano esserci crepe, buchi, sassolini e quant’altro.

All’indomani è arrivata una solenne nevicata : faceva sempre più freddo, ma non ho potuto resistere alla tentazione: sotto una fitta neve che mi rendeva molto difficile anche vederci, ho pedalato con la Pequod fino al parco dei Giardini. Era primo pomeriggio, il parco era coperto di neve e non c’era praticamente nessuno. Ho girato attorno al laghetto sul vialetto innevato, ho tentato una prima scalata della duna ma non sono riuscita a controllare lo slittamento delle ruote sulla salita ripida. L’ho terminata spingendo a piedi, e poi mi sono goduta la discesa e il canto del freno a disco. Poi ho tentato la salita della seconda duna; a quel punto ero più preparata, e ho dosato meglio la propulsione, che doveva essere abbastanza veloce per superare il dislivello ma totalmente fluida e senza strappi per evitare di slittare, e ce l’ho fatta! Così per conferma ho rifatto anche la prima delle due dune, e totalmente appagata mi sono riavviata verso casa.

Il giorno successivo era quello dedicato alla montagna. Ho caricato la Peqod sul Ducato, e a mattina inoltrata mi sono avviata verso il parco del Corno alle Scale. Nonostante la temperatura stesse salendo, dopo i 900 metri sulla strada c’era ancora un po’ di neve, e nei punti in ombra era ancora ghiacciata. Sono arrivata fino al punto di montaggio catene di Madonna dell’Acero e lì ho parcheggiato il Ducato. Con la Pequod ho coperto gli ultimi chilometri di salita fino alle pendici del Corno alle Scale, alla base degli impianti sciistici dove c’erano dei bei 20 centimetri di neve fresca. Ho lasciato la monstercross e ho fatto un’escursione a piedi fino al crinale, raggiungendo il rifugio Duca degli Abruzzi, poi la cima del Cornaccio e del Cupolino, dove ho aspettato il tramonto. Tornata al rifugio mi sono scaldata, ho cenato, atteso che salisse la luna, poi sono ridiscesa verso il punto dove avevo lasciato la Pequod. Se la discesa in solitaria nella notte in mezzo al bosco mi ha dato un tantino di batticuore, ogni paura mi ha lasciato quando ho ripreso la bici: in sella alla Pequod, la notte non era più un’insidia neanche immaginaria, e ho allegramente percorso in discesa la strada verso il Ducato. Alle 22 ero di nuovo in marcia verso casa, con in saccoccia una perfetta avventura di dieci ore.

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